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martedì, Dicembre 7, 2021

Artigiani d’Italia: Goti Terrecotte di Calenzano

Innovativa, sostenibile ma con una particolare attenzione alla tradizione che l’ha resa grande. Parliamo della Goti Terrecotte di Calenzano, azienda leader nella produzione di forni a legna interamente realizzati in argilla.

Tutto ebbe inizio grazie a Giancarlo Cecchi che iniziò la sua carriera come allievo decoratore di ceramica e, dopo il matrimonio con Fiorella Goti, aprì una bottega a Sesto Fiorentino. Da allora l’ascesa della Goti Terrecotte non si è più arrestata.

I loro prodotti non hanno paragoni perché eseguiti con terracotta refrattaria e non con cemento, che sfoglia alcune sue particelle una volta a contatto con le alte temperature.

I forni dell’azienda calenzanese riescono a coniugare il loro design artigianale con le alte prestazioni tecniche, che garantiscono la qualità dei cibi preparati, tanto da potersi avvalere di una certificazione specifica per l’uso alimentare. Le loro caratteristiche riconosciute ne hanno permesso la vendita anche fuori dai confini nazionali.
A queste lavorazioni più recenti l’attività, nata nel 1973, affianca da sempre la realizzazione di vasellame ed ornamenti da giardini e da esterni, tutti prodotti con il famoso cotto dell’Impruneta, longevo ed ingelivo.
L’intero ciclo produttivo viene svolto nella sede calenzanese: dalla creazione delle forme, al calco e alla decorazione fino alla cottura e quindi alla vendita.

Un’azienda florida dal 1973, qual è il vostro segreto?

“Impegno e passione, soprattutto credere in quello che si fa.”

La vostra è una realtà a conduzione familiare, ce la racconta?

“L’attività, fondata da Cecchi nel 1973, trae la sua linfa dalla grande passione per il mestiere di artigiano e decoratore di terrecotte del fondatore, che dopo aver ottenuto il diploma all’Istituto d’Arte di Sesto Fiorentino nel 1955, inizia fin dagli anni ’60 a lavorare la ceramica insieme a quella che dopo pochi anni sarebbe diventata sua moglie, Fiorella Goti. Nel tempo si specializza nella produzione artigianale di terrecotte artistiche eseguite a calco con argilla dell’Impruneta e l’azienda diventa sinonimo di affidabilità del prodotto e professionalità.”

Come nasce l’idea di produrre, oltre i vasi, anche i forni?

“Siamo partiti dall’idea di un’azienda di Prato che esisteva dal 1502, che ci ha venduto gli stampi poi abbiamo deciso di migliorare sia l’impasto che gli stessi stampi.

È alla fine degli anni ‘90 che la concorrenza, soprattutto dell’Est Europa – dove la manodopera aveva dei costi bassissimi –, che le leggi di mercato iniziano a farsi prepotentemente sentire e a imporre un cambiamento di rotta.

Fino ad allora, la produzione di piccoli oggetti – cominciata già a partire dagli anni ‘60 e ufficializzata nel 1973 – aveva funzionato molto bene, radicandosi nel territorio e soddisfacendo le esigenze di zona. Ma la globalizzazione era oramai un dato di fatto e, per non soccombere, bisognava reinventarsi, espandersi, pensare in grande.

Era necessario raffinare il prodotto, concentrarsi su un mercato più di nicchia. Per questo motivo,
Goti Terrecotte cerca e ottiene la prestigiosa argilla di Impruneta: una materia prima ineguagliabile dalle mirabili proprietà, prima fra tutte la “ingelività”, ovvero il fatto di non assorbire acqua e perciò di resistere anche alle più basse temperature e durare quasi in eterno.”

Questo ha visto anche una modifica del processo produttivo?

Chiaramente, anche il procedimento di lavorazione si affina e si fa più complesso, con tempi più lunghi: l’argilla di Impruneta si lavora a calco, ha dei tempi di essiccazione molto lenti, così come i tempi di cottura a temperature estremamente elevate.

La produzione viene quindi pensata più in grande, anche se vengono ridotti il numero dei dipendenti e le dimensioni dell’azienda, una delle poche che comunque riesce a sopravvivere nel territorio di Sesto Fiorentino e Calenzano aprendosi anche al mercato estero. Seguono anni di ridescrizione, di duro lavoro… fino a quando, alla fine del primo decennio del 2000, Goti Terrecotte decide di dare ancora una svolta alla propria storia: pensare in grande e alle esigenze dei clienti stranieri significa spostarsi sul fuoco, sul settore alimentare. Da qui nascerà la
produzione dei forni, di cui già esistono ben 12 modelli. Ma questo è un altro capitolo nella storia di questa azienda.”

In base a quali elementi ritiene la sua azienda innovativa nel suo campo?

“Quello che stiamo facendo è di per sé innovativo ed esclusivo. Non è semplice lavorare l’argilla, soprattutto se lo si pensa come un materiale vivo che muta nelle varie fasi produttive. Tenga presente che occorrono circa 30 giorni per la realizzazione di un singolo forno.”

Ma la tradizione la fa da padrona con la lavorazione antica delle argille…

“L’argilla è un materiale antico, usato da sempre per la produzione di tegami per la cottura, non si sono mai visti tegami in “cemento”, questo per spiegarle che esistono forni in commercio prodotti con cemento trattato a freddo, o forni in mattoni tenuti insieme dal cemento. Noi siamo innovativi nel nostro campo perché i nostri forni sono in terracotta, questo li rende unici e certificati.”

La vostra è un’azienda riconosciuta internazionalmente, con quali paesi c’è più export?

“Russia, Norvegia, Francia, Svezia, Stati Uniti e Corsica.”

Progetti futuri che intendete apportare?

“Stiamo progettando un nuovo tipo di forno in terracotta per celiaci, destinato alle pizzerie o anche alle famiglie che hanno questo tipo di esigenza.”

Come e perché ritiene la sua un’azienda sostenibile?

“Il nostro prodotto è un prodotto naturale, che ben si sposa con l’ambiente e la salute del consumatore. Abbiamo una certificazione che copre i nostri forni, totalmente, per uso alimentare. Le materie prime che utilizziamo sono certificate con schede di sicurezza, in più abbiamo testato in laboratorio frammenti dei ns forni cotti e finiti.  

A livello ambientale stiamo cercando di dimezzare gli scarti di lavorazione, producendo meno e in modo più consapevole si ottiene una produzione con il minimo degli scarti che diversamente dovrebbero finire in discarica.”


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