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giovedì, Agosto 11, 2022
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MASSERIA AMASTUOLA, il primo vigneto “giardino” d’Italia.

MASSERIA AMASTUOLA La Puglia è una Regione dalle potenzialità infinite e che gli ultimi anni sta lentamente facendo prosperare. La valorizzazione delle risorse che questa Regione, così diversa e comunque sempre meravigliosa, sta portando avanti, è un percorso difficile fatto di imprenditoria giovane, di investimenti sul territorio e di valore aggiunto alle componenti fortemente tradizionali.

Siamo arrivati a Taranto in punta di piedi, tagliando l’Italia da Roma ed entrando dai confini nord occidentali delle “Puglie”, quasi silenziosi, sicuramente attenti a quanto fuori tutto cambiasse lungo la strada percorsa. Alla fine, attraversata Massafra, entriamo a Crispiano e nel territorio del Consorzio “Cento Masserie”, destinazione turistica del circuito “Eccellenza d’Europa” dove in realtà, scopriamo dopo, di masserie operative nel settore ricettivo/produttivo se ne contano sulle dita di una mano. Sappiamo dove andare e il motivo per il quale siamo qui, è la curiosità di ammirare uno dei vigneti più belli del mondo: 100 ettari di filari a onda disegnati da un paesaggista spagnolo di fama internazionale, Fernando Caruncho. L’artista ha concepito i vigneti come un giardino nel quale perdersi, sostando di tanto in tanto nelle oasi create al suo interno e circoscritte da cipressi e ulivi secolari. Su questi ultimi ci vorrebbe una pausa, perché sono 1500 nel totale e sono stati espiantati e ripiantati nel nuovo disegno dalla famiglia Montanaro, i più vecchi hanno circa 800 anni e tutti sono delle vere e proprie sculture di legno vivo, sopra le quali si posano, non di rado, dei falchi elegantissimi.

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Imboccato il viale bianco e polveroso che dalla statale porta alla Masseria, sei già immerso nelle curve del terreno e dei filari, le piante di ulivo si avvolgono su loro stesse creando ombre alternate a quelle dei cipressi e che, in fila indiana ai margini della strada, risalgono la collina terminando sotto una struttura candida, lineare, imponente. Un non luogo che ti cattura lo sguardo per quanto atipico e disorientante. Il sole picchia, le cicale cantano e noi senza dirlo ci stiamo chiedendo se siamo in una posada andalusa, in una fazenda brasileira o alle porte di una medina del maghreb; fuori contesto, in un’aura incantevole.

Siamo alla Masseria Amastuola, un’azienda agricola che produce 11 etichette di vini di pregio da quei filari che abbiamo appena attraversato, e che di fronte ci mette una struttura ricettiva imponente della quale ancora non immaginiamo niente. Superate le mura bianchissime di un arco in pietra tufacea, ci ritroviamo in un progetto architettonico di un’eleganza disarmante. Materiali e linee essenziali danno a questa struttura dalla storia secolare, nei quali pavimenti si può ammirare la conservazione di reperti archeologici riconducibili all’antica Grecia, un tocco di post industriale moderno senza scadere nel grezzo, uno stile che restituisce a legno, ferro e cementite, le proprietà e i colori necessari a creare un’armonia calda e accogliente. Nello spiazzo interno affaccia una chiesa sconsacrata, un pozzo a due colonne, volatili di ferro granato appoggiati ovunque e una balaustra a colonne curvilinee che fa il giro di tutta la struttura dall’alto. Poche scale tra mura spesse per arrivare alle camere, grandi, dotate di tutto, comprese delle volte altissime fatte della stessa pietra bianca e tufacea che ti accoglie all’esterno.

 

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Tornano e predominano le linee essenziali, i materiali scelti con cura e una geometria mai spigolosa, sembra quasi che l’eleganza mantenga la discrezione del silenzio che ha intorno. Il resto della struttura, di cui parte è ancora in via di perfezionamento, è fatta di incastri tra scale e terrazzi, giardini e cortili, ma anche di una sala degustazioni con un’intera parete in bottiglie brune, di uno spazio american bar per ricevimenti o servizio di mescita, un’area conferenze, una bottaia a vista e a temperatura controllata dove matura il “Cento Sassi” (vino di punta della Cantina Amastuola Organic Wines di cui poi parleremo), ma anche di spazi conviviali importanti tra i quali una sala ristorante che prende tutto il lato sud della struttura; esattamente affacciate sul golfo, qui, l’anno prossimo ci saranno anche piscina e SPA. Tutta un’altra storia e c’è da dire e da ridire che qui, al contrario di quei luoghi gettonati o inflazionati di una Puglia incantata, non è poi così semplice trovare posti come questo.

Merito, coraggio e lungimiranza.

Tra i filari a onda, motivo per il quale siamo venuti qui e che un’accoglienza come descritta ci ha fatto quasi dimenticare, ci accompagna Filippo.

Classe 1981, Filippo è un ragazzo che ci stringe la mano e ci racconta la storia della sua famiglia, di origine agricola, ma da sempre impegnata nell’imprenditoria; acquistano il podere e i ruderi di una Masseria abbandonata nel 2002, rendendola poi un esempio di architettura edilizia e agricola, cominciando a produrre vini nel 2007. I filari di Merlot, Cabernet Souvignon, Primitivo, Aglianico, Malvasia di candia, Fiano di Puglia, Sauvignon Blanc e Chardonnay, sono onde accentuate e parallele che si prolungano e oscillano per tre chilometri e dove all’interno delle quali, in posizioni strategiche, sono posizionate ventiquattro “isole” di ulivi secolari che ne intervallano il movimento. Lo spirito con il quale la famiglia Montanaro ha voluto restituire al territorio un recupero importante, in termini di accoglienza e produttività, lascia addosso una sensazione di fascino romantico, posato, ma allo stesso tempo fortemente ragionato e voluto.

Abbiamo degustato una selezione di sei etichette, tra le quali colpisce l’ONDAROSA, un aglianico rosé vinificato in bianco, dal colore cerasuolo intenso e dal profumo con fini note fruttate di lampone e ciliegia, al palato rotondo, equilibrato e con una nota sapida di amarena che lascia la bocca piacevolmente soddisfatta e asciutta, con discreta persistenza. Sorprendente il PRIMITIVO di nome e di fatto, elegante ed equilibrato come difficilmente i primitivi riescono ad essere, profumi e colori intensi di frutta rossa matura, con sentori minerali e cenni di cannella. Al gusto poco sorprende la fine eleganza in contrasto con la struttura e i 14 gradi si fanno apprezzare.

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Il CENTOSASSI, 100% primitivo vinificato in rovere Aller e poi affinato 12 mesi in botti di rovere, viene da una vendemmia selezionata a mano con una resa di 40 ql/ha, profumo intenso, elegante e armonico, al palato regala un gusto pieno e rotondo, dai sentori di visciola che ritornano in un retrogusto piacevolissimo. Un vino importante e armonico, che valorizza al massimo l’unicità del terroir di Amastuola. Filippo ci porta a vedere anche il loro showroom a pochi chilometri dai terreni, una struttura figlia dell’attività di famiglia e che a marchio KIKAU vende arredamenti e corredo da interni di alta fascia. Una struttura dove ci si perde nel gusto del bello senza soluzione di continuità, ma questa, come sempre accade, è un’altra storia. Un particolare imperdibile però, in questa storia, è che il nome KIKAU il papà di Filippo lo scelse perché suo figlio, in quegli anni piccolo e inconsapevolmente già protagonista di una storia di successo, ripeteva spesso quella parola associandola a qualcosa di goloso che girava intorno a degli ovetti di cioccolata.

La Masseria Amastuola, oggi, da la sensazione d’essere un progetto che rappresenta la volontà di valorizzazione delle proprie terre in un contesto difficoltoso e ricco allo stesso tempo, attraverso l’affermazione di un marchio e di una filosofia in un mercato di altissima qualità.

Attenzione, semplicità, eleganza, accoglienza e lungimiranza.

Tre chilometri di vigneto a onda, oasi di ulivi secolari, una Masseria fuori da ogni tempo e contesto.

Una storia da raccontare.

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