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sabato, Novembre 26, 2022

Phytoalimurgia, ovvero come riconoscere e valorizzare le erbe spontanee

Phytoalimurgia, oggi vorrei parlarvi brevemente di questa parte dell’etnobotanica che tratta l’utilizzo delle erbe spontanee nell’alimentazione, con un approccio non troppo scientifico, anche se mi sembra doveroso cominciare con alcuni cenni storico-scientifici.

Nel 1767 il medico e naturalista fiorentino Giovanni Targioni-Tozzetti, sopravvissuto alla grande carestia del 1764, scrisse un libro “De alimenti urgentia”, proponendo l’uso di erbe spontanee per l’alimentazione al fine di sfamare la popolazione in momenti di carestia. E se già Ippocrate nel 490 a. C. raccomandava: “che il cibo sia la tua medicina e la tua medicina sia il tuo cibo”, se ne può ragionevolmente dedurre che ci sia un rapporto di causa/effetto tra l’alimentazione e il viver sano.

Calendula

Considerate “erbacce”, nel tempo, le erbe spontanee sono state vittime di pesticidi e diserbanti, ma hanno continuato a crescere, lottando per la loro sopravvivenza, utilizzando terreno e agenti atmosferici per trarre tutti gli elementi necessari alla loro vita e, proprio per questo, abbondano di nutritivi rispetto alle piante simili coltivate dall’uomo.

Ricche di principi attivi, sali minerali, proteine, fibre e soprattutto con un alto tasso di vitamine A, C ed E, le erbe spontanee sono state il sostentamento dell’uomo sin dalla sua apparizione sulla Terra. Purtroppo la cronaca dei nostri giorni ci riporta quotidianamente storie di inquinamenti e sversamenti tossici che avvelenano i terreni e le falde acquifere, ed è sempre più urgente cercare cibi naturali e incontaminati per nutrirci.

Tarassaco

Non è dunque solo una moda. La necessità di prevenire tante patologie legate a una cattiva alimentazione è oggi più che mai incombente e con ciò è bene precisare che alimentarsi con erbe spontanee purtroppo non ci impedirà di ammalarci, ma utilizzare queste piante selvatiche aiuterà il nostro organismo a trasformare il cibo in un naturale benessere per l’uomo. Antiossidanti come betacarotene, selenio, zinco, polifenoli, carotenoidi, bioflavonoidi, che vantano proprietà antitumorali e che oggi sono pubblicizzati in forma di integratori per combattere i tanto temuti radicali liberi, possiamo trovarli nelle nostre “erbacce”, sicuramente più gustose di tante compresse e bustine! Inoltre sempre più di frequente leggiamo o sentiamo in diverse trasmissioni televisive dedicate, quanto sia importante la riscoperta di sapori antichi, fatti di ricordi delle nostre nonne, che a causa delle guerre o anche solo per tradizioni contadine, cucinavano ciò che la terra offriva loro.

Ortica

E allora perché non provare? Proprio in questo periodo dell’anno, in primavera, la natura esplode in tutta la sua meraviglia regalandoci fiori e germogli di ogni genere. Approfittiamo dunque di una gita in campagna per raccogliere, lontano da luoghi inquinati, ortiche, cicoria, tarassaco, borragine, malva (solo per citarne alcune tra le più conosciute) e arricchiamo la nostra tavola con insalate colorate da fiori di nasturzio e calendula, da frittate di asparagi selvatici, da risotti con le fragole e da minestre contadine con legumi e erbe spontanee. Riconoscere queste erbe non è poi così difficile: nelle librerie e, ormai anche su internet, si trovano guide, foto e anche video utili per imparare a cercarle nei posti che prediligono. Raccogliamo e utilizziamo queste “erbacce” che delizieranno le nostre tavole, regalandoci gusti e sapori inaspettati, e salvando anche il nostro portafoglio. A tal proposito vi suggerisco un paio di ricette a base di cicoria e ortica, tra le erbe spontanee più conosciute, da provare subito!

Ravioli di ortiche al sugo di noci per 4 persone

Per la pasta:

200 gr. di farina, 2 uova, sale q.b.

Per il ripieno:

200 gr. di ricotta fresca, 400 gr. di ortiche tenere, 40 gr. di parmigiano grattugiato, 1 uovo

Per il sugo di noci:

250 gherigli di noci, 20 gr. di pinoli, 80 gr. di mollica di pane raffermo, ½ spicchio d’aglio (facoltativo), 1 rametto di maggiorana, 1 bicchiere di latte, 3 cucchiai di olio extravergine di oliva.

Preparare la pasta con uova, farina e sale, impastando per almeno 10 minuti, formare una palla e lasciar riposare coperto per circa 1 ora. Nel frattempo sbollentare le ortiche in acqua leggermente salata, scolarle e strizzarle per bene, quindi tritarle grossolanamente e farle raffreddare. In una ciotola mescolare le ortiche con la ricotta schiacciata con una forchetta, unire il parmigiano e l’uovo. Stendere la pasta in una sfoglia sottile e tagliarla in quadrati piuttosto grandi, farcirli con il ripieno di ricotta e ortiche e chiudere i ravioli.

Preparare il sugo di noci passando per qualche minuto i gherigli per eliminare il più possibile la pellicina che li riveste. Mettere la mollica di pane ad ammorbidire nel latte, strizzarla, quindi trasferirla nel bicchiere del mixer con i gherigli, i pinoli, il parmigiano grattugiato e l’aglio. Aggiungere qualche cucchiaio di olio, poco latte e alcune foglioline di maggiorana, aggiustare di sale e pepe. Azionare il mixer e frullare fino a ottenere una salsa omogenea. Mentre gli ingredienti frullano, se dovesse risultare troppo denso, aggiungere un po’ di latte e olio per dare cremosità al sugo di noci

Cuocere i ravioli in acqua salata calda, ma non bollente, per evitare che si rompano. Condire con il sugo di noci, spolverizzare con il parmigiano e servire.

Agrodolce
Agrodolce // http://www.agrodolce.it/2015/11/20/cucinare-con-l-ortica/

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Per approfondire: Erbaccia sarai tu! Erbe spontanee commestibili – di L. Scalabrini, C. Biagi – Enzo Albano Editore, Napoli

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