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martedì, Dicembre 7, 2021

Piccolo Buco, un’oasi di qualità nel regno della cucina per turisti

Maggio 2016, trascorro un’intera giornata nel “triangolo” dei Roscioli (forno, ristorante-salumeria, caffetteria) per scrivere un articolo, e Pierluigi mi presenta un ragazzo assonnato che sta bevendo un caffè: “Ti presento Luca, una persona davvero in gamba, tra un po’ aprirà una pizzeria, ti consiglio di andare a trovarlo”. Lascio colpevolmente trascorrere un anno e mezzo, travolto da impegni e cambiamenti personali e professionali. Poi, in una torrida domenica di inizio agosto, trovo finalmente il tempo per andare dal “Piccolo Buco”, pizzeria a due passi da Fontana di Trevi. Zona terribilmente turistica che lascia presagire un pranzo complicato, ma appena entro nel locale mi avvolge il classico odore delle pizzerie napoletane, e la cosa mi sorprende piacevolmente. La pizzeria è costituita da due sale per un totale di una quarantina di posti a sedere, occupati in grande maggioranza da turisti stranieri.

Luca Issa mi accoglie con un gran sorriso, mi accorgo immediatamente di avere dinanzi a me un ragazzo del tutto diverso da quello che ricordavo, solare, simpatico, sempre pronto alla battuta, parla più lingue, ascolta tutti i clienti, non si ferma mai; traspare tutto il suo entusiasmo, la voglia di fare, costruire, crescere. Gestisce la pizzeria da quasi 2 anni, e ha cambiato menù, impasti, materie prime e concept dopo “aver mandato via papà, che aveva idee diverse, e che ora ha una sua attività in Egitto”, riuscendo a triplicare il fatturato. Altra particolarità, Luca è nato nel palazzo nel quale è ubicata la pizzeria da papà egiziano e mamma italo-brasiliana.

Il nome del locale è effettivamente esplicativo degli spazi a disposizione: 2 piccole sale per un totale di una quarantina di posti che ruotano continuamente, perché forno e sala lavorano in maniera impeccabile. Ci sono 2 menu, uno per i piatti della cucina ed uno per le pizze e le bruschette, con la possibilità di scegliere tra 16 pizze, 6 focacce, 3 calzoni e 8 bruschette; opto per una bruschetta classica, con pane di Lariano, pomodorino del piennolo (Az. Gustarosso), ricotta di bufala, origano dell’Etna e olio extravergine d’oliva di Itri. Buono il pane, molto buoni gli ingredienti, abbondante il condimento, per un risultato finale eccellente. In accompagnamento mi viene consigliata una birra artigianale, una blond ale del birrificio pugliese Madà, di Foggia, portata al tavolo in una glacette (gesto molto apprezzato).

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Il servizio è puntuale, Luca ad intervalli regolari si interessa di tutti i clienti, chiede loro se hanno gradito la pizza, offre caffè e amari, conversa in inglese, spagnolo, italiano, portoghese, un vero one man show. Arriva il momento della pizza, e scelgo quella con bufala campana DOP, cicoria saltata in padella e guanciale croccante (Macelleria Feroci), la pizza più venduta con la classica Margherita. Partiamo dal giudizio finale: la pizza è veramente buona. Impasto lievitato per 72 ore a temperatura controllata di 5-6 °C, blend di farine tra la 00, la tipo 2 ed il farro bianco, un solo grammo di lievito di birra per litro d’acqua, il tutto per un risultato interessante, cornicione generoso e croccante, parte centrale che tiene alla perfezione il peso degli ingredienti, ottima cottura, e soprattutto sapore eccezionale.

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In chiusura mi concedo il solito “Tiramisù” che utilizzo per avere un termine di paragone tra tutti i locali che recensisco. Servito in barattolo, mi sorprende per la cremosità, donata dalla qualità del mascarpone artigianale Volpetti lavorato in maniera ineccepibile.

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Come sintetizzare la mia esperienza dal “Piccolo Buco”? Luca Issa sta continuando a lavorare sull’impasto perché non è ancora completamente soddisfatto, vuole apportare alcune piccole modifiche ma a mio avviso è già in possesso di un prodotto di altissima qualità. D’altronde, oltre al mio modesto giudizio, ci sono i numeri, l’affluenza dei clienti, ed il numero di pizze sfornate a testimoniare la qualità del lavoro di Luca e dei suoi collaboratori. In un territorio “sacrificato” ai turisti, questa piccola oasi di qualità merita una visita.

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