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lunedì, Gennaio 24, 2022

Puntare su innovazione tecnologica per ripartire, Maker Faire si farà.

Il desiderio di pensare alla ripartenza diventa più forte ogni giorno. Non vediamo l’ora che l’emergenza Coronavirus passi, per poter finalmente uscire di casa e tornare in possesso ognuno della propria vita. Che non sarà più la stessa, questo è chiaro, perché ogni cosa cambierà e c’è da scommettere che sarà l’innovazione tecnologica ad aiutarci a superare l’impasse. Ne parliamo con
Massimiliamo Colella, Direttore Generale di Innova Camera, azienda speciale della Camera di Commercio di Roma che organizza Maker Faire, la più grande fiera europea sull’innovazione.

Maker Faire si farà?

Sì, la fiera è programmata per l’8-11 Ottobre. Ora stiamo aspettando l’evolversi della situazione dovuta all’emergenza Coronavirus per capire se lasciarla in quelle date o procrastinarla a dicembre. Si stanno rimandando una serie di appuntamenti che probabilmente, vista la voglia di ripartire che abbiamo tutti quanti noi, si affastelleranno nel periodo settembre-ottobre, quindi capire adesso che cosa succederà nel momento in cui speriamo si possa ritornare a una vita quasi normale è difficile, vogliamo capire meglio. Noi, nel momento in cui è scoppiata l’emergenza, stavamo lanciando le nostre call attraverso le quali selezioniamo i migliori progetti, come la call for school, la call for university…ovviamente adesso le scuole sono chiuse ed è tutto fermo, quindi per ciò che riguarda il bacino delle scuole, che è uno dei nostri asset fondamentali per la loro presenza a Maker Faire, non so cosa succederà da qui a giugno, e se riusciranno magari a completare i progetti che avevano in mente che poi sarebbero approdati a Maker Faire, quindi siamo in una fase di stand by e stiamo cercando di capire cosa succederà. Comunque qualcosa faremo o a ottobre o a dicembre perché tutti noi abbiamo voglia di reincontrarci fisicamente.

Ci spieghi in cosa consiste la manifestazione.

È una fiera dove ci sono circa 700 progetti provenienti da tutto il mondo in cui si raccontano, si mettono in mostra, si presentano prodotti ad alta tecnologia. Noi facciamo tre call, una riguarda i makers, che sono spesso micro, piccole o medie imprese che vengono ad esporre le loro novità tecnologiche e a raccontarle al pubblico che viene a visitare Maker Faire, poi abbiamo una call dedicata alle scuole – ospitiamo 50 scuole italiane e 5 europee – poi, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, accogliamo 25 progetti degli istituti tecnici superiori e, ancora, abbiamo la presenza di circa 60-70 università tra italiane e straniere. È un incontro tra l’innovazione “dal basso”, cioè sviluppata da ricercatori, nei garage delle proprie case, quell’innovazione a cui può dar vita ognuno di noi che ha una passione, un’esperienza…e l’innovazione “dall’alto”, che viene sviluppata nei grandi centri di ricerca, nelle grandi università e nelle grandi aziende. Un incontro tra due asset fondamentali per il nostro paese, per l’Europa, un momento di incontro tra idee, tra progetti, molti dei quali poi si uniscono per migliorare i propri prodotti, quindi un grande momento di networking.

L’impressione è quella dell’innovazione sia una delle leve che ci consentiranno di ripartire, si spera più al presto.

La meraviglia di questi giorni raccontata da amici è vedere genitori che cominciano a fare la settimana enigmistica sull’ipad, se la scaricano…al di là del dramma che purtroppo stiamo vivendo, molti di noi hanno parenti e amici che non stanno bene, questa situazione sta dando una grande spinta alla crescita culturale, all’approccio verso l’innovazione tecnologica. Naturalmente il Paese ha ancora tanto da fare, deve investire molto, ma fortunatamente la strada è ormai tracciata. Non si può più tornare indietro.

Siamo tutti consapevoli che nulla tornerà come prima, come vi state attrezzando?

Anche io lo penso. Noi in questi giorni, attraverso i nostri canali social, ci siamo trasformati in un momento di racconto bello di quello che sta succedendo in Italia, con tante storie di innovazione. Chi si mette a fare le mascherine, chi pensa alla stampa 3D…c’è tanta voglia di fare, ma anche tanta voglia di formarsi. Stiamo raccontando tutti i corsi, seminari e workshop che si stanno facendo in questo momento online per aumentare gli skills professionali, quindi da questo punto di vista siamo un Paese che si è chiuso in casa per necessità, ma si sta aprendo al mondo della formazione, della conoscenza, della tecnologia proprio perché ha voglia, in questo momento, di esplorare nuovi orizzonti e quindi farsi trovare pronto nel momento in cui ci sarà la ripartenza. Io penso che questo sia uno degli atteggiamenti più positivi, che mi fa più piacere vedere nel nostro popolo.

L’Italia è stata il primo paese europeo a vivere il dramma del coronavirus che si sta espandendo perciò è presumibile pensare che quando noi ne saremo, altri saranno ancora alle prese con il mostro. Che impatto potrà avere una simile situazione con Maker Faire?

Qui i campanilismi contano poco. Per ritornare a vivere bisogna che tutta l’Europa, tutto il mondo torni a vivere. È vero che la nostra è una fiera europea, ma riceve progetti dagli Stati Uniti, dall’Asia, dal Sudamerica, dall’Africa. Io sto leggendo tutto quello che c’è da leggere dagli scienziati, non credo che un vaccino sarà pronto presto, ma spero che magari ci sarà qualche farmaco da qui a ottobre che ci permetta di vivere più tranquillamente. Ormai il mondo, è inutile dirlo, è globalizzato, interconnesso, quindi non è possibile che ci sia una zona in cui blocchiamo il virus e altre no. Dovremmo fare in modo che possa essere sconfitto ovunque, solo così potremo ripartire e si potrà rimettere in moto quell’interconnessione che c’è stata fino adesso. È ovvio, la Cina l’ha battutto per prima perché lì per primo si è affacciato…in Corea, per esempio, utilizzando “armi tecnologiche” contro il virus stanno riuscendo a fare lo stesso percorso della Cina. Noi abbiamo usato e stiamo usando altre armi. In Francia, Germania e Spagna sono arrivati un po’ dopo di noi, stanno facendo tesoro della nostra esperienza. Speriamo che ci sia un’azione corale per ripartire tutti insieme, anche perché chi ha pensato che fossimo solo noi al centro dell’attenzione del virus ha fatto un grande errore di valutazione nei giorni precendenti. Come dice qualcuno il mondo è interconnesso, ma anche il virus è interconnesso.

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