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mercoledì, Agosto 17, 2022
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I vignaioli di San Miniato

In una Regione come la Toscana, dove scorrono fiumi di vino come fossero acqua e dove la storia del vino è da sempre rinomata e guardata da tutti, soprattutto dai produttori, come quella da seguire per raggiungere obiettivi di alta qualità e profitto, esiste una realtà promettente, quella dei Vignaioli di San Miniato, in una zona già nota per il tartufo, ma meno per il vino. La provincia è quella di Pisa dove tra le colline e i borghi toscani c’è una cittadina, San Miniato, che sorge su tre colli che dominano la valle dell’Arno, con condizioni microclimatiche ottimali per la vite e paesaggi verdi a tutto tondo. Lepri e caprioli attraversano le strade sterrate e cinghiali, ghiotti di tartufo, fanno visita di notte ai proprietari di vigne, ville e casali. Proprio qui tra chiacchiere, cene e degustazioni di vini alcuni produttori hanno deciso di aggregarsi e formare un gruppo di lavoro e di confronto, un primissimo passo verso una sorta di consorzio. E’ iniziata così nell’estate del 2007 l’avventura dei Vignaioli di San Miniato, per volontà di quattro titolari di aziende produttrici di vino che volevano convogliare l’attenzione e promuovere la zona di San Miniato, ancora poco esplorata dagli amanti del vino. In pochi sanno, infatti, che il territorio di San Miniato è vitato sin dal periodo romano e sono molti gli scritti di autori vari che raccontano di una storia vitivinicola lunga duemila anni.

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Inizialmente in dodici, compresi i soci fondatori dell’aggregazione, oggi i Vignaioli di San Miniato sono rimasti in otto: Pietro Beconcini Agricola, Cosimo Maria Masini, AgrisoleFattoria di Sassolo, Azienda Montalto e Tenuta di Cusignano, alle quali nell’ultimo anno si sono aggiunte altre due aziende, Podere Il Giardino e Tenuta Chiudendone, di cui i proprietari sono giovani imprenditori, molto attivi e che “hanno apportato una ventata di freschezza e internazionalità” come afferma il presidente dell’associazione Leonardo Beconcini. Quest’ultimo racconta: “dieci anni fa quando siamo partiti eravamo in dodici poi, per varie vicissitudini e un po’ anche per colpa della crisi, qualche azienda ha chiuso e ora siamo rimasti solo quelli veramente operativi. Siamo tutti amici e tutti molto attivi, a partire dai nuovi e giovani soci, ma la persona più dinamica di tutti è sicuramente la Sig.ra Maria Masini, che ha una vitalità e una forza trainante che coinvolge tutti”.

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Dal 2007 al 2009 i Vignaioli di San Miniato, finanziati dalla Fondazione della Banca di San Miniato, sono stati presenti al Vinitaly ed hanno iniziato a programmare una promozione del territorio con l’idea di una crescita per gli anni a venire che, purtroppo, si è drasticamente bloccata con la mancanza di ulteriori aiuti economici e la successiva fuoriuscita di alcune aziende dal gruppo.

Oggi i Vignaioli di San Miniato sono ripartiti autofinanziandosi tramite eventi realizzati nell’ambito delle degustazioni di tartufo, che è il prodotto trainante e sicuramente più conosciuto della zona, e di vino con la partecipazione a manifestazioni tra cui quelle promosse dal Movimento Turismo Vino Toscana distribuite nell’arco dell’anno. La manifestazione con maggior rilevanza è senza dubbio la Mostra Mercato Nazionale che si svolge a novembre per tre settimane, in abbinamento al vino ed ha come protagonista il tartufo bianco. Questa aggregazione di viticoltori, diventata fondamentale per la promozione del patrimonio vitivinicolo della provincia di Pisa, è penalizzata dall’essere circondata da zone prestigiose, conosciute da prima e molto più di quella di San Miniato. A tal proposito Leonardo Beconcini dichiara: “la nostra unione e quella del vino al tartufo sono le due vere forze che abbiamo, ecco perché abbiamo deciso di fare gruppo affinché sia rivalutato e vengano scoperte le nostre peculiarità e i nostri vitigni antichi, primo tra tutti il Tempranillo”.

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I Vignaioli di San Miniato sono dunque una realtà in crescita in cui tutti puntano a diventare biodinamici passando attraverso la certificazione biologica, chi ancora non ce l’ha è già in fase di conversione. Da qualche mese è stato aperto anche un tavolo tecnico poiché, dopo approfonditi studi dell’area di pertinenza del comune di San Miniato, si è scoperta una rilevante presenza di piante di Tempranillo, al punto da spingere l’intero gruppo a studiare le piante già esistenti nei propri terreni e intraprendere un massiccio impianto di questo vitigno quale primo passo verso un disciplinare condiviso che ha come obiettivo quello di avere tutti, nei prossimi cinque anni, sufficienti bottiglie di Tempranillo biodinamico da commercializzare. Entro l’inizio del 2018 i Vignaioli di San Miniato saranno inoltre identificabili grazie ad un bollino apposto in etichetta che indicherà l’appartenenza all’associazione.

Vignaioli San Miniato
Vignaioli San Miniato

A San Miniato si coltivano numerose varietà autoctone tra le quali spicca prepotentemente il Sangiovese e poi il Canaiolo, il Colorino ed il Trebbiano, la Malvasia Bianca e Nera, il San Colombano, il Canaiolo Rosa e il Sanforte, vitigno autoctono quasi scomparso, di cui l’azienda Masini sta recuperando il patrimonio genetico. Sono presenti anche varietà alloctone come il Cabernet, il Merlot e il Syrah. Ma ciò che ha destato e desta tutt’ora grande curiosità è proprio la presenza di Tempranillo, che sembra affondare le proprie origini negli antichi viaggi dei pellegrini sulla via Francigena e che è stato inserito nella lista dei vitigni coltivabili in Toscana dalla seconda metà del 2009, proprio su richiesta dell’azienda Beconcini che, dopo aver coinvolto l’Università Agraria di Milano e l’istituto sperimentale di selvicoltura di Arezzo e aver fatto fare l’analisi del DNA di alcune viti secolari presenti nei terreni dell’azienda, ha accertato di avere tra i suoi filari circa 270 piante di Tempranillo, il vitigno autoctono spagnolo fino ad allora considerato mai coltivato in Italia.

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Oltre la Pietro Beconcini Agricola le altre aziende che fanno parte dei Vignaioli di San Miniato sono:

– la Agrisole, azienda giovane, con poco più di dieci anni, gestita da due giovani trentenni e dalla loro madre, che hanno trovato viti di 30-50 anni piantate in modo confusionario nei vigneti, tanto da costringerli a dover vendemmiare anche per un lungo periodo, passando più volte tra i filari per prelevare i grappoli dalle piante che si alternano e che hanno differenti maturazioni (Trebbiano, Malvasia nera, Sangiovese, Colorino, Grechetto, Vermentino, Canaiolo).

Cosimo Maria Masini, azienda appartenuta al Marchese Cosimo Ridolfi e acquistata dalla famiglia Masini nel 2000 e da loro convertita totalmente in azienda Biodinamica. Quaranta ettari di vigneti tesi a valorizzare le varietà tipiche della Toscana e a recuperare quelle che rischiano di perdersi, come il Sanforte, e poi uliveti e altre piccole coltivazioni.

– Agriturismo Tenuta di Montalto che produce vini rossi IGT ed ha provato per la prima volta, con la vendemmia 2015, a vinificare il Sangiovese in bianco uscito con l’etichetta “Bianco” IGT e che ha un “colore non colore” quasi trasparente.

– Fattoria di Sassolo azienda che produce vini, olio e cereali. Fiore all’occhiello è il preziosissimo “Fiorile” occhio di pernice che matura sei anni in caratelli di rovere di Slavonia da 30 a 50 litri nelle vinsantaie dei sottotetti della Fattoria e fa sei mesi di affinamento in bottiglia.

Tenuta Cusignano il cui vino prodotto proviene da uve di Sangiovese puro, come il chianti DOCG, ”Oppidum”, IGT “Rosso di Gora” o il baricato IGT “Svevo” vino molto importante e robusto.

– Podere Il Giardino, azienda agricola completamente ristrutturata. Una proprietà di 12 ettari immersa tra viti e olivi che si affaccia sul colle di fianco al centro storico di San Miniato, con una magnifica vista sulla Rocca di Federico II. L’azienda ha già impiantato circa 5.500 piante di Tempranillo.

– Tenuta Chiudendone, con 29 ettari di terreno, 600 piante di ulivo e vigneti di Sirah, Sangiovese e , tra non molto tempo, di Tempranillo.

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